Cos’è un flusso di anagrammi
1. In un testo poetico gli anagrammi formano un tessuto di legami nell’enunciato: qualsiasi tratto dell’enunciato, perciò, può essere esplorato nelle relazioni che i suoi anagrammi hanno con le altre parti del testo. Lo studio del testo può essere fatto anagramma per anagramma, o per gruppi di anagrammi: questi ultimi costituiscono i flussi di anagrammi, che caratterizzano tipicamente gli anagrammi dipendenti da una parola, da un sintagma, da un verso o dall’intero testo. I flussi possono essere discendenti, ascendenti, o di entrambi i tipi; possono inoltre essere esplorati nei diversi ranghi degli anagrammi, in modo da accertare le diverse proprietà combinatorie del testo.
Qui di seguito vediamo i flussi dell’intero testo di una poesia di Ungaretti, per R≥3, R≥4, R≥6:

I ranghi maggiori indicano l’accentuarsi della posizione degli anagrammi sull’inizio e la fine dei versi, e il flusso di R≥6, in particolare, è diretto a definire la fine del testo: ciò segnala le proprietà della formalizzazione del flusso globale del testo.
Qui sotto, a sinistra, si ha il flusso discendente di «barbaglio» e, a destra, il flusso ascendente-discendente di «leggero»:

Il flusso di «barbaglio» indirizza prevalentente a «naufragio» e al sintagma «sarà leggero» e, in misura minore al sintagma «giovane giorno». Il flusso ascendente-discendente di «leggero» è soprattutto formale. L’analisi sistematica delle relazioni che il flusso anagrammatico di ogni parola ha con le altre parole permette di precisare il significato simbolico che esse hanno nel testo.
I flussi più importanti hanno origine, in genere, dal primo verso, e il loro studio è spesso sufficiente a chiarire le principali funzioni strutturali del sistema anagrammatico del testo.
2. Nel sonetto “A Zacinto” del Foscolo, ad esempio, gli anagrammi che hanno origine dal primo verso si proiettano in massima parte sugli ultimi versi, in particolare quello finale. Se si osserva bene il flusso, si può notare che esso ha due evidenti nuclei generativi, «mai toccherò» e «sacre sponde».

I flussi di questi due nuclei possono allora essere studiati separatamente, per rintracciarne le principali caratteristiche.
Il flusso di «mai toccherò» ha evidenti proprietà grammaticali. Appaiono interpretabili come grammaticali, infatti, il primo anagramma tra verbo e oggetto (mai toccherò.. Zacinto), e la relazione attributiva (mia terra.. illacrimata) del secondo anagramma, che ritagliano la frase (mai toccherò.. Zacinto.. mia terra.. illacrimata), il principale tema del sonetto:
Ma anche gli altri anagrammi contribuiscono a questo significato. Il terzo anagramma, sulla parola «fato», rinforza il senso di destino irrefutabile prefigurato dal «mai» iniziale, e il quarto anagramma su «Itaca» contrappone il destino del poeta a quello di Ulisse, che raggiunge la propria isola.
Il flusso di «sacre sponde» è anch’esso strutturale. L’aggettivo «sacre», che nel verso iniziale esprime solo l’amore e il rispetto del poeta, nel rinvio su «prescrisse» evidenzia la proibizione del poeta alla ricongiunzione con la propria terra.
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Similmente, la triplice confluenza su «ill-ACR-imat-A SEPO-ltura, in contrasto alla vita giovanile (..le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque..) indica la morte che il destino impone in terra straniera. Il flusso non è solo coerente semanticamente, ma è anche formale, poiché, originato dalla fine del primo verso, perviene nella posizione di fine-verso degli ultimi due versi, contribuendo alla organizzazione formale.
I due flussi cooperano tra loro nel definire il principale tema del sonetto, e hanno il pregio di chiarire come il poeta genera il testo: il primo verso, infatti, ha come principale confluenza i versi finali, e ciò indica che inizio e fine sono generati non distintamente, ma da un comune processo, che ha diverse proprietà strutturali: semantiche, tematiche e formali.
3. Nella poesia “Mia vita” di Montale il flusso degli anagrammi degli anagrammi di R≥5 è chiaramente distribuito sul sistema delle rime.

Tale sistema è formale, e ciò non è dovuto alla semplice influenza delle rime: se infatti si osserva bene il flusso, si può osservare che concorrono diversi processi di cooperazione tra anagrammi e rime.
alcune rime si formano dal concorso di legami anagrammatici, e questi possono travalicare i versi:
lineam-enti tras-alimenti
posse-ssi st-esso / s-apore
as-senzio / il silenzio
alcune parole in rima ricevono il contributo anagrammatico di parole interne:
ch-iedo l-ineamenti silenz-io /del
h-an miele tras-alimenti
alcune parole in rima sono legate tra loro anagrammaticamente, benché appartenenti a sistemi di rime diverse:
posses-si / nel nel si-lenzio
posses-si / nel silen-zio
Tali diversi processi indicano che il sistema di anagrammi coopera strutturalmente con il sistema delle rime, e che questo non può essere ridotto ai soli vincoli tra le parti terminali delle parole in rima (linea-menti trasali-menti, poss-ess-i st-ess-o, ass-enzio sil-enzio). In particolare la convergenza di quattro anagrammi su nel silenzio del mostra che la parola “silenzio” è il vertice dell’intero sistema delle rime. Il flusso anagrammatico confluente dall’intero sistema formale su “silenzio” ha perciò lo scopo di accentuare il contrasto col “colpo di fucile” che conclude il testo, e ha una funzione semantica e tematica.
4. In questo sistema è evidenziabile un altro importante flusso formale e semantico. Il flusso ha origine da “lineamenti”, ma questa parola ha origine combinatoria dalla sola parola «alimenti» di «tras-alimenti»: «lineam» si forma da «alimen», e «menti» dalla semplice ripetizione di «menti»:

Tale rilevanza generativa spiega l’anagramma semantico tra «alimen-ti» e «h-an miel-e». Il piccolo flusso, come mostra l’analisi del mottetto, è il nucleo generativo più profondo.
5. Alcuni flussi hanno il pregio di evidenziare subito proprietà strutturali, semantiche o formali: essi hanno particolare importanza quando sono prodotti dal nucleo iniziale del testo, o dal nucleo terminale. Confrontiamo tre esempi di flussi prodotti dall’inizio del testo, nel sonetto di Mallarmé “il Cigno”, e in due brevi poesie, di Moore e Blake.
Il flusso del sonetto di Mallarmé è prodotto da primi sei anagrammi di R≥4, e formalizza l’intero sistema delle rime in «ivre». I due anagrammi che pervengono su «givre» sono i maggiori del testo (di 9 e 10 lettere): ciò evidenzia la priorità del tema del ghiaccio nel sonetto, e il significato della confluenza del flusso su «hiver”, che con «givre» mantiene l’asse semantico del freddo.

Il flusso della poesia di Moore è prodotto dai primi tre anagrammi di R≥3 e formalizza la rima «found-ground» e la parola in rima «spread». Il rinvio anagrammatico da «UND-er» a «fo-UND - gro-UND» evidenzia come il poeta estragga la rima in «UND» dall’inizio stesso del testo. Il nucleo semantico della poesia è riassunto da « found under ground”, e «spread» è il verbo che fa da collegamento tra il simbolo del gabbiano e l’uomo morto.
Nella poesia di Blake il flusso è prodotto dai primi quattro anagrammi di R≥2 e formalizza la rima «worm-storm” e anche la conclusione «destroy». Con evidenza il flusso contrappone i due soggetti «rose» e «worm» nel tema distruttivo «strom-destroy»: il flusso, perciò, fa da sostegno al nucleo concettuale della poesia, e lo formalizza, implicando l’inizio «O rose» direttamente nella fine «destroy».
6. La formalizzazione può essere prodotta anche dal nucleo terminale, come si può constatare nel sonetto di Petrarca «Voi ch’ascoltate in rime sparse».

Il flusso è generato dai 9 anagrammi ascendenti di R≥4 del nucleo terminale, i quali interessano molte parole in posizione di fine-verso: il sistema di rime «suono-sono-perdono», «dolore», il sintagma terminale «tempo onde sovente», oltre che la rima «sogno-vergogno».
Il flusso, perciò, è globalmente interessato alla formalizzazione, ma è anche semantico, cogliendo il principale tema del sonetto con le parole «dolore, perdono, vergogna, vergogno», e implicandole nel «ch’i’ sono” e nel “suono” delle rime di cui il poeta si pente.