Cos’è un flusso di linee di anagrammi

 

1. Quando un anagramma giunge su un tratto dell’enunciato da cui ha origine un altro anagramma, le lettere di arrivo del primo anagramma e a quello di partenza dell’altro possono formare un vincolo e indirizzare la tensione anagrammatica dal primo anagramma al successivo; il processo può poi continuare con un terzo anagramma e così di seguito, producendo una linea di anagrammi.

Queste linee di flusso possono essere sia ben isolate, quando a un anagramma segue un solo anagramma, come nella figura a sinistra, sia meno definite, quando da esso dipendono più anagrammi, come nella figura a destra.

Il primo tipo di flusso può essere interpretato come un concatenamento intenzionalmente isolato, con cui la mente segnala una direttività privilegiata. Il secondo tipo, un nodo di anagrammi, appare meno preciso. Nei nodi, però, si può supporre che vengano favorite le linee che dipendono da concatenamenti maggiori, che ne favoriscono l’isolamento nel testo. Imponendo una certa soglia in questi vincoli, è allora possibile selezionare flussi di linee caratterizzate da diversi tipi di tensione.

Nel flusso a destra, scegliendo come valore minimo il concatenamento K di tre lettere, si hanno solo tre linee, a, b, c (è esclusa d, che ha un concatenamento K di sole due lettere); se il K imposto è di quattro lettere, il flusso si riduce alla sola linea b.

 È possibile imporre, anche, in ogni nodo una gerarchia decrescente nella selezione delle linee. Dato un certo K, il valore Q=1 indica che, tra le linee che soddisfano il concatenamento, va scelta una sola, quella di concatenamento massimo; il valore Q=2 indica che le linee possono essere due, di maggior concatenamento, ecc.

Nel flusso, ad esempio, assegnato K=3 e Q=1, delle tre linee a, b, c, viene selezionata solo b, il cui concatenamento è il maggiore. Se si assegna K=2 e Q=1, le linee possibili sono a, b, c, d, ma viene scelta ancora solo b. La linea d viene selezionata solo per K=2 e  Q=4.

Un caso interessante si ha, nel flusso, per K=3 e Q=2. Le linee che soddisfano al concatenamento sono, in ordine decrescente, b e le due linee a e c di ugual concatenamento. In questo caso, oltre a b, entrambe le linee a e c vengono selezionate. É possibile, però, tenere conto, nel concatenamento, anche del rango dell’anagramma: in questo caso viene scelta la linea a, di R=5, maggiore di R=della linea c.

Lo studio dei flussi globali del testo può perciò essere fatto scegliendo contemporaneamente sia il rango R del sistema, sia il tipo di concatenamento K, sia la soglia Q. Le diverse restrizioni hanno il pregio di limitare le linee permettendo di accertarne in più modi le caratteristiche formali o strutturali, e di comprendere rapidamente il processo principale che ha organizzato il sistema anagrammatico del testo.

2. Un modo semplice per evidenziare gli aspetti strutturali dei flussi di linee si hanno per i nuclei generatori del primo verso. Osserviamo nel sonetto di Mallarmé «Il Cigno», a sinistra, il flusso di linee del primo anagramma, per K=3 e Q=1, e poi, al centro, per Q=2:

 

Per Q=1 il flusso percorre il sistema delle rime in «ivre» e converge su «iver»; per Q=2 il flusso interessa anche altre parole in rima, «ennui», «agonie», «le nie», «assigne», convergendo su «l’exil inutile». Il secondo flusso mostra la cooperazione, nel sistema combinatorio, tra i sistemi di rime, e l’unitarietà del processo di formalizzazione, la cui convergenza su «l’exil inutile» chiude il flusso sul nucleo tematico del sonetto. L’effettiva importanza di tale nucleo si ha nel flusso ascendente, per Q=1, del semplice anagramma di «ex-IL I-utile», che dopo il passaggio su «immobilise» percorre a ritroso il sistema formale. 

3. Nella seguente poesia di Blake si può osservare come il flusso di maggior concatenamento (Q=1) del primo anagramma giunge direttamente sulla conclusione:

 

Il flusso, perciò, è diretto chiaramente ad organizzare il legame tra inizio e fine del testo, contribuendo alla sua formalizzazione.

4. In questa poesia di Moore si possono osservare alcuni flussi generati dall’inizio del testo, di diverso significato strutturale.

La sequenza seguente di flussi è prodotta dal solo primo anagramma, per K=2 e Q=1, per K=1 e Q=1, per K=2 e Q=2, per K=1 e Q=2. Al diminuire di K e all’aumentare di Q il flusso accresce la formalizzazione iniziale della sola rima «found-ground», interessando la penultima rima «greet», poi la la parola terminale «dead», infine le tre parole in rima «spread», «greet», «dead».

La sequenza seguente, invece, è ottenuta mantenendo costanti K=2 e Q=1, e i flussi si accrescono per il solo aumentare degli anagrammi del nucleo iniziale, rispettivamente 1, 2, 3, 5.  Con ancora maggiore evidenza i flussi di linee risultano interessati alla formalizzazione.

Entrambi i flussi dimostrano che il sistema combinatorio è organizzato in funzione della formalizzazione delle parole a fine-verso e delle rime, e che il nucleo iniziale ha come scopo la convergenza dei flussi sulla conclusione del testo.

5. I flussi di linee permettono di evidenziare, in genere, i processi di formalizzazione già riconoscibili nei flussi di soli anagrammi. Nella poesia di Ungaretti «Quando mi desterò» il flusso di anagrammi della fine del primo verso «dest-ero / d-al» formalizza tre parole in posizione di rima «sfera», «leggero», «Signore». La formalizzazione, però, risulta più chiara nel flusso di linee prodotto dagli stessi anagrammi, sia per K=2 e Q=1, sia per i vincoli meno rigidi K=1 e Q=2.

Questo ultimo flusso, anzi, chiarisce come l’intero sistema delle parole a fine-verso coopera alla formalizzazione, e che questa converge sul sintagma terminale «giorno al primo grido».

6. La formalizzazione dei flussi di linee opera anche nei processi ascendenti del nucleo terminale. Nella poesia di Montale  «Mia vita» il flusso di anagrammi di «fuc-ILE» non interessa chiaramente la formalizzazione, ma questa si manifesta nel corrispondente flusso di linee, sia per K=3 e Q=1 che per K=3 e Q=2: